Tutte le storie sono già state raccontate – o no?

Può, la letteratura, porsi come un antidoto alle brutture del mondo odierno? Quale ruolo essa può – o deve – ricoprire, in un tempo come il nostro, in cui tutto cambia e cambia con la rapidità di un click, spiazzandoci di continuo?

“Qualcuno si era illuso che il ventunesimo secolo sarebbe stato una crociera senza iceberg. Ci siamo fatti cogliere di sorpresa un’altra volta, distratti dall’orchestrina che suonava. […] Se il mondo in cui ci siamo ritrovati è questo, che cosa resta da fare alla letteratura per continuare ad avere, se non un ruolo, un senso?

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Of books, rounded glasses and a gentle smile

Maybe I hadn’t really started appreciating libraries before moving to London. I had always seen them as somehow lonely, the place were stressed students went to when dealing with the exam session, and were some others randomly ended up being for no apparent reason, their absent, how-the-hell-did-I-end-up-here? kind of stares to anticipate that, in any seconds, they would have, inevitably, left.

I never considered libraries as spots where to spend time nicely. Nor I did look at them as places where actually borrow books to read – I once headed to my hometown’s library asking for a copy of Virgil’s Aeneid I needed for a high school classwork, to only receive a confused glance and a murmured “I am sorry, what?” from the librarian, as if I had instead asked for an autograph Tutankhamen parchment. I guess such experience was enough for me to give up…

But here, here it’s a different story. Continue reading “Of books, rounded glasses and a gentle smile”

Cautha: our sailing adventure

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L’avventura di una famiglia che lascia la propria casa sulla terraferma per andare a vivere su una barca sembra più la trama di un racconto che la realtà. E, invece, è proprio questa la storia di Antonella e Stefano Sola, che, con la complicità della figlia minore, Daniela, lo scorso Luglio 2014 hanno salutato la loro Bologna per partire alla volta del Mediterraneo, la loro barca, una Bavaria Vision 42 lunga 13 metri, come nuova casa.

“La buona notizia è che non ci siamo ancora accoltellati l’un l’altro, nonostante lo spazio ridotto,” dice Antonella con una risata, rompendo il ghiaccio appena iniziamo a parlare. La sua allegria è contagiosa; le si legge in faccia quanto questo cambiamento abbia avuto un effetto positivo su di lei. “E’ vero,” annuisce, “la nostra vita ora è più spontanea e serena. Abbiamo di meno, si, ma abbiamo anche più tempo a disposizione, e stiamo molto di più insieme.”

Tutto è cominciato 880 miglia e sette mesi fa.

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Vintage fever in East London

Una volta ogni circa tre mesi a Bethnal Green, est di Londra, in una domenica mattina apparentemente come tutte le altre, c’è un evento unico nel suo genere. Già avvicinandosi all’entrata della storica York Hall – inaugurata nel 1929 per volontà del Duca di York e nota per aver ospitato, in passato, alcuni tra i più famosi incontri di box del Regno Unito – si è in un attimo catturati dalla musica in sottofondo, un susseguirsi di canzoni degli anni ’60 capaci di far viaggiare chiunque, con la mente, indietro nel tempo. Basta, però, varcare la soglia d’ingresso per dimenticarsi della musica: un’infinità di vestiti ed accessori vintage riempiono la grande sala, alcuni appesi alle stampelle, altri in bella vista sugli stand, o ancora nascosti sul fondo di enormi scatoloni, preziosi tesori che aspettano solo di essere trovati.

Vintage Kilo Sale (16 of 23)

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Page 365 of 365. Goodbye, 2014.

Le lancette dell’orologio che si avvicinano alla mezzanotte. Una nuova agenda, una nuova pagina di calendario. Il segno lì, pronto, su quel 1 Gennaio 2015 che segna l’inizio del nuovo anno, del primo di trecentosessantacinque giorni, trecentosessantacinque pagine bianche ancora, tutte, da scrivere.

E’ stato un anno di cambiamenti, il 2014. Alcuni impercettibili, altri così grandi da stravolgere ogni piano. La fine del liceo. Affetti persi e ritrovati. Decisioni, tante le aspettative, tanta la paura. Un salto nel buio, un pizzico di follia. Valigie chiuse, abbracci, e arrivederci. Londra, e un sogno, così grande da non starci tutto, dentro a un cassetto.

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Che effetto fa, tornare a casa.

Dopo due mesi lontana da casa, fa un certo effetto tornare.

Perché, certo, realizzi quanto ti sono mancati quei piccoli momenti di trascurabile felicità, che prima finivi per dare per scontato – la colazione a letto con il caffè appena fatto, sorrisi familiari ad aspettarti nella stanza accanto, camminare per angoli che conosci da una vita, e che adesso guardi con occhi nuovi.

Ma comprendi anche ‘l’altra faccia della medaglia’, tutti quegli aspetti negativi che, avendo sperimentato sulla tua pelle cosa significa vivere in una città cosmopolita, multiculturale, sempre in movimento e piena di cose da fare, posti da scoprire, adesso ti stanno, più che mai, stretti.

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Reading Week.

Qui nel Regno Unito molte università sono solite concedere agli studenti una pausa dalle lectures e dalla routine universitaria a metà circa del term (di solito, durante la week 5 6).

Il nome la dice lunga su quello a cui dovrebbe servire la Reading Week: recuperare tutte le letture assegnate durante le settimane precedenti e proseguire con la scrittura dei vari essays – specie se, ehm, come nel mio caso, si è un tantino in ritardo sulla tabella di marcia..

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Venerdì 31, o Venerdì 17?!

Venerdì 31 Ottobre.

Halloween.

Qui a Londra, come festa, è quasi sentita quanto Natale: decorazioni ovunque, zucche, dolcetti e caramelle a non finire nei supermercati – che, ehm, hanno cominciato a mettere a Settembre. Dico sul serio: Settembre. Della serie, sempre meglio portarsi avanti col lavoro.. -, inviti su inviti per party a tema, i bimbi che – probabilmente con i travestimenti in bella mostra nell’armadio, pronti per essere indossati – aspettano il momento per il tradizionale ‘dolcetto o scherzetto’ con trepidazione.

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Primi giorni a Londra

Sono a Londra da quasi tre settimane e, tra cose da fare e valigie da disfare – che, ehm, neanche a dirlo, sono invece ancora -stracolme – semiaperte sul pavimento.. – , nuove routine a cui adattarsi, metropolitane e Oyster perse e sbagliare autobus e “senza internet, come ci torno a casa?“, il blog è passato un po’ in secondo piano.

Ma ora che sto cominciando ad “abituarmi”, ora che sto imparando a districarmi tra lezioni in università e chiacchiere con gli amici, tra giri tra le corsie di Sainsbury’s, Tesco e Waitrose, con la lista della spesa ben chiara in mente – e sempre qualcosa che mi dimentico di mettere nel carrello – e telefonate su Skype, credo – o almeno, spero – che anche gli aggiornamenti qui saranno più regolari.

Che i professori, durante la prima settimana, ci hanno ripetuto di scrivere, scrivere e ancora scrivere – che sia un blog, un diario, o una bozza sul telefono tra una fermata e l’altra dell’Underground – ed io sono quanto mai felice di seguire il loro consiglio.

Un salto indietro, a quella partenza che ho tanto aspettato, segnato e disegnato su ogni calendario di casa…

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University fees: quanto costa studiare in UK?

Dopo “come funziona l’iscrizione ad un’università nel Regno Unito?”, “quanto costa studiare in UK?” è sicuramente la domanda che mi è stata fatta più spesso, negli ultimi mesi. A questo proposito – per lo più basandomi sulla mia esperienza di studentessa in Inghilterra – cercherò di chiarirvi le idee, e di darvi quante più informazioni possibili.

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